Anime in Alba

audio: Rosetta – Hodoku/Compassion

Princes Street era vuota, nel gelo della notte; la luce dei lampioni la rischiarava a giorno, ma più o meno nessuno era in giro a goderne. Seduto sull’estremità di un marciapiede salvagente, davanti alla National Gallery, Mathias guardava nel vuoto in direzione di Calton Hill, con il suo corpo lì a Edimburgo e la mente chissà dove. Ed erano le quattro del mattino di un qualsiasi 10 gennaio. Aspettava.

Edimburgo non aveva una metropolitana: dopo quattro anni passati lì non aveva ancora accettato la cosa. Ok il suo status di capitale europea, la sua società multietnica, il suo sudare cultura da tutti i pori, ma in realtà per quel che gli pareva era uno sperduto buco bagnato e ventoso senza una fottuta metropolitana. Era così, coi treni della metro, che Tuane veniva da lui, in quei giorni passati giù a São Paulo: lei arrivava da Armênia sulla Linha Azul, e si incontravano in quel formicaio tremendo che era Estação Sé, dove lui già la aspettava. Si baciavano annegando nella fiumana paulista che scorreva loro attorno, e Mathias trovava che fosse comunque un bel modo di amarsi. L’amore arrivava coi treni della metro. Edimburgo la metro non ce l’aveva e lui non glielo poteva perdonare, perché così gli sembrava che ad Edimburgo non potesse più trovare l’amore.

A Edimburgo era arrivato correndo dietro a Tuane, dopo che lei aveva deciso di attraversare l’Atlantico un bel giorno e non era più tornata indietro. In Praça da Sé, davanti alla cattedrale, l’aveva aspettata per mesi che erano sembrati lustri, finché, non avendo più niente da fare, da sperare o da perdere, prese per l’oceano pure lui. La Scozia gli era piaciuta e continuava a piacergli, a dire il vero, finché non pensava alla mancanza della metro. Il tempo era folle un po’ come a São Paulo; e pazienza se era più freddo, perché del caldo era stufo. Non c’erano traffico e inquinamento. E c’era lavoro.

Ma non c’era più Tuane. L’aveva cercata dappertutto, ma quando Mathias era arrivato lei se ne era già andata chissà dove, tornata in Brasile o volata su Marte o Dio solo sapeva che altro. Non riuscì a trovare nessuna traccia concreta d lei in città né nei dintorni: solo qualche conoscenza che non aveva niente di utile da dire. Dopo qualche settimana di ricerca, svuotato, smise di correre dietro ai fantasmi. Si risolse comunque a fermarsi lì sul Forth: a quel punto qualsiasi posto era insensato quanto un altro.

Era tornata quell’estate, a settembre. Quella sera di gennaio, a un concerto, aveva cominciato a parlare con una ragazza appena conosciuta. L’aveva saputo così.
– Sei scozzese? – gli aveva chiesto quella.
– No, sono nato e cresciuto in Francia, per quel che può valere. Ho vissuto un’eternità in Brasile.
– Dove?
– A San Paolo.
– Ho conosciuto una ragazza proprio di lì qualche giorno fa. Magari la conosci.
– Mah, San Paolo è grande. C’è un sacco di gente.
– Più che a Edimburgo?
– Più che in tutta la Scozia.
Ma il nome e la descrizione che la ragazza gli dette erano giusti. Era stata lì anni, se ne era poi andata ed infine era tornata, ed anche questo corrispondeva. Quante brasiliane con quel nome e quell’aspetto potevano esserci in giro per Edimburgo? Quante brasiliane con quel nome e quell’aspetto potevano essere tornate ad Edimburgo due volte?
– Dove vive?
– Non lo so. L’ho incontrata un paio di volte a Leith. Ci porta a spasso i cani altrui. Per lavoro, credo.

La ragazza sconosciuta aveva incontrato Tuane vicino al porto. Tuane era a Edimburgo. Mathias scoprì che andare a dormire era diventato all’improvviso impossibile. Seduto in Princes Street per ore ascoltò turbamenti repressi per anni provenire da qualche parte dentro di lui. Quando non ne poté più si alzò e si diresse verso il Leith Walk. Le otto del mattino, Edimburgo riprendeva vita a attorno a lui. A latitudini più dolci avrebbe potuto forse godersi il sole, mentre lì di luce dal cielo non gliene arrivava granché. Pazienza.

Non aveva sperato di avere fortuna, ma forse quel giorno qualche divinità benevole trovò che i suoi anni di sofferenza avessero ben meritato una ricompensa. Tuane era là, nel Leith Links, mattiniera come era sempre stata, in quel gran freddo verde. A Edimburgo era arrivato l’amore anche senza la metro, seduto ad aspettarlo su una panchina in un prato gelido. Tuane guardava verso il cielo, forse contava le ultime stelle. Sentendo avvicinarsi i passi di Mathias, girò lo sguardo e guardò fisso l’uomo in avvicinamento. Si alzò sorridendo.
– Speravo fossi tu.

Si abbracciarono. Stavolta attorno a loro scorreva solo il vento. Ma andava bene anche così.

 

Opossum

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