Conoscenze Idrauliche (J&B)

Sono le quattro del pomeriggio!
Mi rimbomba nel sogno; c’è qui Céline, mi dice belle parole, parole vere.
Ma non le sento. SONO LE QUATTRO DEL POMERIGGIO! Copre tutto, quell’urlo marziale e femminile.
Urla che l’ora ti copre, dico a Céline. Qui realizzo che sto sognando, nella realtà non parlerei certo così, nemmeno a Céline.
E forse la definita consapevolezza di star sognando e lo schiaffo che sento sulla guancia a svegliarmi. Nemmeno il tempo di salutare Céline.

Dritta in piedi, sottovuoto in una tuta da ginnastica, c’è la vecchia dell’appartamento di fronte, pelle coriacea e abbronzata, fisico magro con le tette ed un pezzo di pancetta afflosciato che puntano al suolo, braccia conserte, spuntano fuori lunghe unghie rosse di smalto, capelli grassi e biondi, tinti con una soluzione scadente ma da una mano esperta (la sua), labbra affogate nel rossetto e gli occhi, magnifici d’azzurro con un trucco nero che li risalta. Il canto del cigno della sua bellezza.

Sono le quattro del pomeriggio!
Cristo vecchia, sognavo Céline. Per la prima volta in vita mia non condividevo solo l’alcolismo con Bukoswky.
Sono le quattro…
Ho capito, cazzo.
Perché non chiudi la porta ? Potrebbe entrare qualcuno qui dentro.
Si, tipo una manica di troie ma fino ad oggi solo tu hai fatto il gesto.
Devi venire da me, problemi con lo scaldabagno, problemi urgenti.
È solo un bottone da premere, rosso, quando da problemi l’acqua o la corrente si stacca. Ieri sera qui non avevo acqua. Hai mica toccato la maglietta che era ai piedi del letto ? Mi sporgo ed ancora lì, stropicciata nella sua vergogna.
No, sei mica mio figlio che devo sistemarti la camera. Allora vieni ?
È un bottone, premi e riparte.
Mi fa paura quel coso, fa dei strani rumori come se ci fosse qualcuno dentro.
Cara, oggi il nemico non si nasconde più nei scaldabagni. Sbuffo. Ok ok, ma sai già cosa fare dopo.

Metto una maglia (no, non quella) e la seguo scalzo. Mi piace mantenere il contatto con il suolo dove cammino.
Il suo appartamento è una disfatta per me, prima di tutto ha una mobilia, è pulito ed ha una parvenza di normalità. Se non fosse per quell’odore di vecchia andrebbe anche bene.
Arriviamo in bagno ed è bianco, lucido. Solo lo scaldabagno e arrugginito e con aloni gialli sul bianco. Dietro la sua circonferenza si nascondono grosse macchie di muffa.
Premo il bottone, fa dei strani rumori come se ci fosse davvero un nano che sta affogando là dentro, quasi mi giro per guardare la vecchia con uno sguardo preoccupato che sa di scusami per non averti creduto.

Quando ci metterà l’acqua calda ad arrivare ?
Mezz’ora.
Mi giro, rilassato mi appoggio al muro, lei prende un fazzoletto di seta dalla tasca e pulisce il rossetto mentre io sfilo la cintura ed abbasso pantaloni e mutande.
Quando sento l’umida accoglienza della sue labbra sulla cappella chiudo gli occhi e immagino un’altra bocca.

Mentre lei starà facendo un bagno con l’acqua calda mi trovo al bar al cospetto del primo J&B del giorno.
Mi portano via dalla distrazione i due colpi sulle spalle e la voce remissiva e gentile.
Hai parlato con mio padre ?
Si, è proprio lei. Short di jeans, maglietta attillata rosa, capelli biondi raccolti a cipolla nessun trucco. Non è male nemmeno così.
Daisy, sei proprio tu ?
Chi è Daisy ?
Scusa, ti avevo scambiata per una mia storia d’infanzia. Porto ancora i calli sulla mano destra in ricordo di lei.
Volevo ringraziarti, hai parlato bene con mio padre. Ieri ha detto delle belle cose su di me, cose che gli hai detto tu. Tipo che dovrei sposare un dottore.
Eh, si più o meno.
Certo è tornato ubriaco come al solito ma almeno non è stata la solita esplosione.
Bene, sono felice per te. Come procede la ricerca di un medico allora ?
Ride come una sguaiata e le vedo bene i denti stavolta, gialli e sporgenti all’infuori.
Vedremo come finirà, forse non manca poco.
Sono sicuro di si, ti consiglio un pronto soccorso li ne troverai a pacchi.
E tu dove abiti, stai con qualcuno ?
Mi piacerebbe che per stanotte il mio sperma trovasse un contenitore naturale dove andare a morire e non un tessuto artificiale ma per oggi ho già dato. In più qualcosa di non giusto e mostruoso c’è in lei. Quindi passo.
Mi troverai sempre qui, dalle quattro del pomeriggio in poi.
Bene, passerò a salutarti, sempre se non trovo prima un dottore. Risata sguaiata, la odio già.

Se ne va da lì a poco. Mi sentirei a disagio nel fare sesso con chi ha gravi carenze di Q.I., la vedo come una specie di pedofilia.

Quando salgo le scale di casa l’alito fatto di J&B mi raschia la gola, da sotto la porta della vecchia sfila un filo di luce. Appoggio la testa su quello spesso legno bianco e ruvido.
Altro soffio nei polmoni, la ragione prevale e vado dentro casa.

Slon

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