Ero un pezzo grosso (ldcds ospita)

Chiariamo subito una cosa: io non sono certo uno stronzo qualsiasi. Ne ho sentite un fracco di storie, pretese e balle fantasiose sull’uguaglianza. Tutte cazzate. Non usciamo tutti dallo stesso dannato buco, se non in senso lato, perdiana!
Mentre la corrente gorgoglia gelida e trasporta il mio corpo verso un ineluttabile destino, questa convinzione si fa sempre più chiara ed innegabile. Io me lo ricordo quando sono stato scodellato, a me non la fate mica. Non ho le noccioline in testa, io. Accadde in una stanza di uno di quegli hotel di lusso, uno di quelli che il popolino guarda da fuori con superstizione, ben sapendo che non ci metterà mai piede se non per pulire il pavimento. Quanti di voi sono venuti al mondo in albergo? Ben pochi, forse nessuno: ci doveva essere un futuro per me, io avrei dovuto brillare.
Chi mi ha concepito era un fottuto pezzo grosso, e di conseguenza io sono un pezzo grosso, miei cari. Uno deve essere auto-consapevole, o finisce che ti mancano di rispetto. Chi mi ha messo al mondo lo ha fatto a costo di uno sforzo notevole. Era una sera di primavera, tiepida, di quelle che straziano i poveracci con troppi ricordi infelici aggrappati al cuore. Rammento una conversazione piacevole su di un terrazzo, una voce femminile calda e sensuale, e un cocktail dolce e forte, forse con troppo ghiaccio. Poi d’un tratto mi feci sotto di prepotenza e spinsi per venire al mondo, perche io mi sono sempre fatto rispettare signori miei, fin da subito: non aspetto i comodi di nessuno, io.
Ricordo un sforzo quasi inumano, un corpo che si contorceva intorno al mio per spremermi fuori: non sono certo un peso piuma, ho una bella struttura. Ricordo sofferenza, sudore e che il diavolo mi porti se non c’era pure sangue. Non ci furono grida, ma gemiti sì: non è da tutti serrare la sofferenza tra i denti e morderla perché stia zitta. Io discendo da qualcuno in grado di farlo. Non so quanto sia durato il tutto, ma d’altro canto quando vieni al mondo non hai mica un cazzo di orologio al polso, no?
Non ridete: tranne quello, ho perfettamente inciso tutto nella memoria, dannazione a voi. Ve l’ho detto che non sono uno qualsiasi. Quando venni adagiato in un bacile bianco ad un palmo dall’acqua, ci fu un suono di soffocato sollievo, un grugnito smozzicato, un sospiro inghiottito. Poi due occhi increduli si soffermarono dall’alto a guardarmi con sorpresa. Si sgranarono alla mia vista ed il sollievo e l’orgoglio erano palpabili: li avresti potuti stringere tra le dita e schiacciarli sadicamente. In quello sguardo però non vidi amore, nossignore. Era forse disgusto?
Cosa poi io abbia sbagliato non ve lo so dire: la mia parte credo di averla fatta tutta: non mi si chiedeva che di venire al mondo, e il diavolo mi porti se non l’ho fatto mettendocela tutta. Ero da solo. Nessuno venne al mondo con me, e visto com’è andata non posso che esserne felice.
Immaginate ora il mio sconcerto quando mi resi conto che stavo iniziando a scivolare verso il basso. Ve l’ho detto che ero adagiato vicino a dell’acqua, no? Poco a poco, il gelido flusso iniziò ad inghiottirmi. Cercai disperatamente un appiglio strappando pezzi di me stesso nella discesa, ma guardatemi bene: come avrei mai potuto farcela?
Gettai uno sguardo speranzoso agli occhi che mi fissavano dall’alto, ma in quelli vidi riflesso ineluttabile il mio destino. Persi la speranza quando fui coperto per tutta la lunghezza con un lenzuolo bianco, gettato in basso, come a nascondermi. Compresi che nessuna mano si sarebbe allungata a salvarmi: quelli erano occhi da spettatore, non da salvatore. Quello sguardo mi seguì fino alla fine, quando venni inghiottito del tutto e scivolai verso un fondale che si apriva a sua volta su chissà quali abissi. Poi ci fu un boato, il mondo si capovolse un milione di volte, e persi i sensi.
Mi svegliai galleggiando placidamente, al suono di uno sciabordio che echeggiava all’infinito nel buio senza fine che mi inghiottiva. Assieme a me, decine di miei simili, tutti con la stessa orrenda storia alle spalle. Silenziosi come anime sullo Stige, navigammo verso un qualche inferno che in mancanza di luce poteva essere anche un paradiso. Quale che fosse il luogo in cui eravamo finiti, non mi volli mescolare ai miei compagni di viaggio ed il perché ben lo sapete. Perché signori, io ormai l’ho capito: uno sciacquone mi ha sparato in una fogna, ed è quello il destino di un pezzo di merda quale io sono. Ma mi resta la consapevolezza di non essere uno stronzo qualunque.

Maicol

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One thought on “Ero un pezzo grosso (ldcds ospita)

  1. Beh diamine, non è da tutti descrivere con tanto stile un momento così sacro. Dev’essere stato proprio uno stronzo speciale, asd.

    K

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