Esther

La notte quando non dormo con mamma mi alzo, prendo la sedia e la trascino in silenzio alla finestra, salgo sopra e guardo fuori.
C’è la luce che viene della strada, mi piace, non è ne troppa che mi tiene sveglia ne poca che non mi fa vedere nulla. A quell’ora in strada non c’è nessuno che conosco, solo le guardie che passeggiano per controllare che non ci siano i ladri.
A volte vedo anche papà in strada di notte, va via a piedi, l’ho riconosco dal suo giaccone, non ho mai visto nessun altro con il suo giaccone addosso, lo mette solo lui, quindi anche se non lo vedo quasi mai in faccia sono certa che è lui. Anche papà fa la guardia ma è più importante di quelli che girano in strada.
Dopo cena lui si veste, viene da me e sta un po’, mi piace stare con lui prima di dormire, racconta di quando era piccolo e altre storie e tutte finiscono bene. Dopo la storia si avvicina mi da un bacio e spegne la luce, se dormo da sola e non con mamma mi alzo e lo guardo andare via. Dopo essere uscito cammina fino al Muro, sale sopra e fa la guardia fino alla mattina, puntando la luce dall’altro lato per vedere se qualche ladro che vuole entrare.
Non so a che ora torna perché quando esco di casa non c’è ma quando torno c’è.
Quando ero più piccola avevo paura a guardare fuori, dalla mia finestra si vede oltre il Muro e mi spaventava. Lì il cielo è sempre uguale, c’è il fumo che esce da due grossi tubi e a volte vedo della facce in quel fumo. Da piccola credevo che fosse un mostro, che il Muro ci dovesse proteggere da lui, allora dissi tutto a papà e lui mi rispose che in un certo senso era così. Oltre quel muro c’è un mostro, il mostro della disolus….dissolicie…D I S S O L U T E Z Z A.
Papà dice che questo mostro è il più terribile di tutti perché non possiamo vederlo visto che entra nel cuore delle persone e le fa fare cose brutte. Non deve essere un mostro tanto grande per entrare nel cuore delle persone ma se riesce a farle impazzire deve essere davvero il più terribile.
La mattina mamma prepara il latte e tre biscotti, ringraziamo Dio e mangiamo. Mi lascia sempre l’ultimo biscotto. Subito dopo vado a lavarmi e vestirmi e lei dalla sala da pranzo prende un disco e fa partire la musica che arriva fino da me.
Dopo usciamo e scendiamo giù con l’ascensore perché le scale sono troppe, in strada c’è un bellissimo pavimento con i quadrati neri, mamma dice che si chiamano Pietre Laviche e che il termine giusto e strada non pavimento. Camminiamo fino alla scuola e per un lungo tratto c’è il muro alla nostra sinistra. È alto, non quanto il palazzo dove abitiamo però. Spesso lo tocco ed è freddo, liscio e grigio. Da terra non si vede ma sopra c’è della roba di ferro, non sapevo come si chiama l’ho chiesto a papà e mi ha detto che si chiama filo spinato, gli ho chiesto a cosa serve e lui ha detto per non far poggiare gli uccelli altrimenti sporcano tutto.
Prima di scuola mamma passa dal droghiere e prende il cibo con della carta che non sono soldi. Non capisco i ladri che papà cattura, cosa hanno da rubare ? Non possono prendere il pezzo di carta e prendere da mangiare come mia mamma ?
Ricordo un giorno c’era la fila dal droghiere, gente che urlava ed io cominciavo ad avere paura ma papà venne a prenderci, ci porto a casa e quel giorno non andai a scuola. Sentii papà dire a mamma che dovevamo mandare un po’ di merda di là. Non ho capito cosa diceva e questa volta non gli ho chiesto niente perché per fare bene la domanda avrei dovuto dire una parolaccia.
Arrivata a scuola mamma mi lascia.
In classe siamo diciassette, dieci femmine e tre maschi. Ci sono le classi con i grandi ma non ho mai contato quanti sono. Le mie maestre sono due, una mi insegna lettura e scrittura, l’altra matematica. A volte ne viene un’altra e spiega storia e geografia ma è raro. Preferisco la prima, mi piace imparare a leggere bene così potrò godermi una storia anche quando papà non c’è e forse se diventerò brava riuscirò anche a scriverle. Matematica mi piace finché i conti non diventato difficili, mentre l’ultima maestra oltre ad essere antipatica parla solo di storie di cattivi e luoghi brutti. A mezzogiorno mangiamo in mensa, giochiamo nel cortile se non piove o in palestra se piove e poi torniamo in classe.
Quando finalmente ci lasciano andare, fuori c’è la mamma, a volte papà e a volte tutti e due. O andiamo a casa o a fare un giro.
Ricordo che una volta vennero tutti e due e andammo a prendere qualcosa in un posto dove i grandi bevono e i piccoli mangiano il gelato. Presi un gelato alla panna, mi piace perché è bianco.
Quel giorno papà era arrabbiato, non mi sgridava ma non mi parlava se non ero io a farlo. Aveva un taglio sotto l’occhio, gli chiesi come se l’era fatto, lui disse mangia il gelato e fece un sorriso brutto.
La sera ci sediamo a tavola e lì papà parla se non è arrabbiato anche se è successo solo quella volta.
Dopo mamma gli porta il caffè e lui mette la musica, stiamo un po’ in silenzio ad ascoltare e dopo vado a letto. Dopo che sono andata papà fuma, viene da me dopo che ha finito ma io vorrei che lo facesse prima perché mi piace l’odore del fumo.
Sta un po’ e quando va via spero che mamma non venga a dormire da me perché voglio prendere la sedie, portarla alla finestra, salirci sopra e guardare papà che va a fare la guardia sul Muro.
Slon

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