Le Celle

Primo e unico segno per riconoscere un nuovo: ha ancora i denti.
Se uno ha i denti si trova qui dentro da non più di DUE giorni.
Eravamo al bar di fronte alla acciaierie, Rob beveva e mi urlava di star zitto, gli altri mi ignoravano.
Rob mi ripeteva con rabbia di tacere ma come potevo ? Non ce la facevo, era assurdo.
Avevo diciannove anni ed era tutto già prestabilito, lui diceva che non avevamo nulla da lamentarci, guarda il resto del mondo e guarda noi. Abbiamo un lavoro, un lavoro che ci permette di vivere, a casa abbiamo le nostre moglie e loro hanno noi. Abbiamo anche il nostro bar.
Gli dico che è per colpa di gente come lui, tutto questa situazione è colpa sua. Dovremmo tutti gridare NO!, perché un solo uomo che grida NO è un pazzo, tanti uomini che gridano NO possono cambiare le cose. Lui ride, prende la sua bottiglia di birra dal bancone e la lancia sul muro facendola in mille pezzi, comincia a ridere, mi afferra per il bavaglio e mi urla in faccia mentre mi trascina alla finestra, mi sbatte la faccia sul vetro è urla Guarda! Guarda dove ci hanno portato i NO, la storia è piena di uomini che hanno gridato NO e questo è il meglio che è venuto fuori. Mi lascia e se ne va.
Rob, il vero uomo di questo tempo.
TRE giorni dopo, per farla breve, la polizia mi prende e mi porta alle Celle, chiedo il perché ma ogni volta che apro bocca prendo un colpo alla stomaco. Mi sistemano in una cella piccola e alta con una sola finestra, anzi un buco a cinque metri dal pavimento. Non c’è niente che somigli a un letto o a un cesso.
Resto lì DUE giorni.
La porta si apre, ha un tubo di di ferro staccato da chissà quale impianto idraulico, mi colpisce in faccia, cado a terra e sento altri colpi sul volto. Quando se ne va ho la bocca impastata e con la lingua sento che manca qualcosa. Una guardia mi porta da mangiare, un pezzo di carne, alla brace, il migliore che ho visto in vita mia, lo poggia a terra vicino alla mia faccia, sento l’odore, dice buon appetito e mentre va via sento che soffoca dalle risate. UN giorno dopo una guardia apre la porta, sono li che ciuccio la carne come i neonati, mi dice ancora vivo ? Sai non manca molto, in media un detenuto muore dopo OTTO giorni.
Comincio a non sapere da quanto solo lì, la porta si apre di nuovo, un uomo massiccio con la divisa da detenuto entra, mi guarda con pena e con delicatezza mi chiede se ho fame, rispondo si ne ho tanta, lui si avvicina mi prende di peso e non so come mi ritrovo in ginocchio, abbassa i pantaloni e me lo mette davanti. Non ho la minima forza per oppormi. Mi accarezza lentamente i capelli, sei qui da SEI giorni, dice, impara a vivere qui dentro e non vedrai la notte troppo tardi.
E lì smetti di contare i giorni, ne comincia UNO che dura finché vivi e sta a te rimandare il tramonto.
Slon

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