Da Nessuna Parte

 “Senti qualcosa?”

Natalya sollevò lentamente le palpebre. I suoi occhi sembravano sorbire la luce del tramonto come se fosse vino da un calice. Un giorno di venticinque anni prima, alle elementari, una compagna di classe l’aveva accusata con un certo entusiasmo di essere brutta. Da quel giorno Natalya non si era mai sentita bella, ma in quel momento sul suo viso era dipinto qualcosa che avrebbe fatto accelerare il cuore di chiunque fosse anche solo un minimo sensibile alla grazia.

“Per qualche instante ho avuto la concreta sensazione che stesse nevicando. Ora è passata.”, rispose.

“Bah. Io non sento nulla.”

In Ivàn non c’era nulla che fosse sensibile alla grazia. In quello stesso esatto giorno di venticinque anni fa, alle medie, fumava la sua prima sigaretta. Quella che si stava accendendo ora era la numero quarantottomilaseicentroventiquattro. Ma lui non lo sapeva.

“Non siamo ancora abbastanza vicini. Continuiamo ancora un po’.”

“Sono stanco di camminare, Na. Un conto è fare due passi ascoltando le tue stupidaggini per farti contenta, un altro è camminare dieci chilometri a cazzo in cerca dell’albero degli gnomi. Torniamo indietro.”

“Ma quali gnomi. Si chiama Davidia Involucrata, è un albero rarissimo pieno di fiori bianchi a forma di fazzoletto, è l’unico così da queste parti. Mia nonna mi ci portava sempre da bambina. Ci si sente bene vicino a quell’albero. E’ vero. A volte si hanno visioni. Nonna diceva che che all’ombra di quell’albero si sentono respirare altri mondi.”

“Tua nonna era una pazza rincoglionita, sparava ai gatti randagi con una balestra.”

“Non le piacevano i gatti, non vuol dire fosse pazza. E poi è vero, mi sentivo sempre bene vicino alla Davidia.”

“Eri una bambina, Na. I bambini non hanno bisogno di motivi per sentirsi bene. Sta facendo buio, torniamo indietro.”

“Non può mancare ancora molto. Se lo troviamo te la do.”

“Beh…ma se non lo troviamo entro poco io torno indietro in ogni caso, ti avviso.”

Natalya e Ivàn si immersero nel tramonto e camminarono ancora un po’, facendosi coraggio a vicenda, ognuno sperando di trovare qualcosa che li facesse sentire  vivi.

Kire

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