Me

Amo credere che sia il sogno a condurmi verso la collina, amo pensare che una qualche divinità abbia scelto questo canale per comunicarmi qualcosa, un faro di speranza nella desolazione. A me, soltanto me.

Ma sono stronzate, nient’altro che deliri da cancrena.
La sogno ogni notte, ogni volta che cado addormentato di giorno e anche quando svengo.
Cammina nella neve a piedi nudi, indossa una lunga veste bianca di lino, il vento l’allunga lasciando una pura coda incolore, persino più pura della neve.
Il vento smuove la veste mostrando nude parti del suo corpo, la pelle marmorea e fredda.
Ha capelli biondi, un biondo vivo e lucente. Occhi verdi, felici.
Non fa altro che camminare, sorridere e camminare.

Quando mi sveglio l’odore della mia gamba scaccia via il sapore della divinità e guardo l’arrossata, nera pelle squarciata dal mio femore. Il pus aumenta di giorno di giorno, ormai ho rinunciato a pulirlo.
E’ curioso come nella morte sia andato in direzione ostinata e contraria al resto del mondo, una vita da conformista con un finale da innovatore: riscoprire i classici modi per morire.

Per quanto ne so l’epidemia ormai ha già sterminato l’intera razza umana o, per quanto ne so, al mondo ci sono altri eletti immuni chissà per quale oscura ragione ma non tanto stupidi da ferirsi a morte scivolando e cadendo da una non troppo considerevole altezza.
Se la razza umana riponeva qualche speranza nel sottoscritto mi dispiace, avete mosso la pedina sbagliata.

E’ cominciato tutto due anni fa, est asiatico, trasmissione per via aerea, nessuna cura, nessuna prevenzione, niente di niente.
Sono da solo da un bel pezzo, in un clima da ultimo uomo sulla terra.
A dire la verità per un antisociale questo è un dannato paradiso e cominciavo anche a credere di essere morto finché non mi sono spezzato la gamba. Non ho mai sentito di qualcuno che si spezza un osso mentre si gode la meritata beatitudine eterna. Ergo, sono ancora vivo.

Il sogno è cominciato lo stesso giorno dell’infortunio.
Non so di preciso quando vidi lo spillo di luce sulla collina, ero steso nel buio più totale ad aspettare di morire e lo vidi per qualche istante.
So che è lei. Da quella notte non ho più visto nulla sulla collina ma so che lei è lì.

E ho ripreso a camminare. Non m’importa del dolore, lei mi guarirà. Devo solo arrivare in cima.
Non sento la necessità di bere o di mangiare, solo quella di giungere alla metà e so che quando chiudo gli occhi la rivedrò e finché la vedo lei è li ad aspettare me.

Me, soltanto me.

Slon

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