Un macchiato, grazie.

C’è qualcosa che non va in questo zucchero, lo capisco subito al tatto, prima ancora di aprire la bustina.
Ne strappo un angolo e rovescio il contenuto dentro la tazzina di caffè bollente, e sì, diamine, guarda quei granelli come sono grossi, non dovrebbero essere così grossi, e quel bianco poi, mai visto un bianco così, ma che razza di schifo è?
C’è sicuramente qualcosa che non va, in questo zucchero.
Il fatto che sia magari causa degli acidi che indubbiamente stanno salendo, non mi passa nemmeno per la testa.
Mi guardo intorno, scruto il bancone del bar in cerca di una distrazione qualsiasi, prima che l’idea di una bustina di zucchero radioattivo assassino mi si pianti troppo a fondo nella mente.
Trovo un volantino di un’agenzia immobiliare, lo leggo mentre mescolo lentamente con il cucchiaino.
Foto minuscole di anonime case minuscole, scritte enormi: “Invidiabile porzione di villetta, 260.000 euro”
Caccio una smorfia. Non c’è qualcosa di sbagliato, in questo annuncio? L’invidia non è forse un sentimento di merda, un peccato capitale, insomma qualcosa di viscido da evitare, possibilmente? Non è sbagliato, infilare questa parola in una pubblicità?
Ehy amico, compra questa porzione di villetta, non importano le sue caratteristiche, ti basti sapere che la gente ti invidierà quando l’avrai!
Sì, è decisamente sbagliato, ma in fondo, cosa c’è che non sia sbagliato in questo mondo?
Prendete me, ad esempio. Io ammazzo la gente come lavoro. E quando non lavoro faccio anche di peggio, quindi non dovrei nemmeno permettermi di fare considerazioni morali.
E’ solo che, sapete..io sono un tipo allegro. Mi viene sempre da ridere, a pensare alla gente troppo seria, troppo normale. Cazzo fai il normale, ma ti guardi attorno, non vedi che vivi in un mondo assurdo, storto, fin dal suo fango primordiale? Mi scappa un sorriso, quasi mi inciucco col caffè.

La vibrazione del telefonino mi strappa di colpo da queste riflessioni inutili: rispondo, è Neno.
Sono partiti adesso, dice Neno. Il manzo più due gorilla. C’è poco traffico, arriveranno a breve, mi tengo un po’ dietro.
L’essenziale, non una parola di più. Mi piace Neno, ha i coglioni. Se non avessi visto e fatto di peggio, in contesti diversi, credo che le storie sulla sua adolescenza in Bosnia mi metterebbero addosso una certa inquietudine.

Lancio una moneta sul bancone ed esco dal bar. Attraverso la strada, perdo una manciata di secondi ad osservare la luce dei lampioni, resa violacea dall’LSD, figata. Entro nel palazzo, nessuno in giro, bene. Due rampe di scale e sono davanti alla porta che mi interessa. Troppa luce per i miei gusti.
Alzo il paraluce di vetro e svito la lampadina del pianerottolo. Meglio. Giro l’angolo e salgo fino a metà della rampa successiva. Mi siedo sui gradini gelidi. Sono calmo. Quasi contento, cazzo. Controllo il ferro, caricatore e silenziatore, poi sento il portone d’entrata aprirsi: tre paia di scarpe rumorose sporcano il silenzio, avvicinandosi a me. Il primo paio è un po’ avanti rispetto agli altri, quando arriva sul pianerottolo lo sento rallentare, il buio non gli piace. Gira l’angolo e me lo trovo davanti, scorgo solo i contorni definiti dalla poca luce che arriva dal piano di sotto. Al terzo gradino si blocca. E’ sveglio, ha capito che c’è qualcuno di fronte a lui, tranquillamente accoccolato in una sedia a dondolo di ombre. Forse vede perfino il piccolo cerchio nero che trema leggermente, e capisce. Forse fa in tempo a generare l’impulso elettrico che porterà la sua mano sotto la giacca, ma prima che succeda, sparo.
Pffff.
Il proiettile lo colpisce appena sopra l’occhio destro. La vita lo abbandona con discrezione, senza lamenti, senza rumori. Il sangue invece è più vivace, schizza tutto contento sul muro dietro di lui, non aspetta nemmeno che il corpo finisca di accasciarsi come si deve per formare una piccola pozza rossa sulle piastrelle.
Il Manzo e Secondopaio si fermano, sono davanti alla porta dell’appartamento. Aspettano che Primopaio torni dal buio, rassicurandoli che è tutto a posto, si è solo bruciata la lampadina.
Invece dal buio arrivo io, con un altro tipo di rassicurazioni. Spalancano gli occhi.
Pffff.
Piazzo subito un confetto in gola al Manzo, così, tanto per farlo star tranquillo, tornerò da lui più tardi, con calma.
Lui fa un passo indietro, l’espressione esterrefatta, il tipico gorgoglio di chi ha la gola squarciata, cade aggrappandosi a una pianta finta, trascinandola con sé.
Mezzo secondo dopo ho già Secondopaio nel mirino, ma qui succede qualcosa, un poltergeist giocherellone mi prende la gamba destra e la tira di forza in avanti, la prospettiva sciiiivola, il pavimento mi sculaccia, il ferro mi cade di mano, mi ritrovo a fissare il buio e il probabile soffito dietro di lui.
Beh? Cosa cazzo succede?
Dai, non è possibile. Sono per terra. Sono scivolato sulla pozza di sangue uscita dalla testa di Primopaio? E’ andata così?
Scoppio a ridere, non ne posso fare a meno, è troppo ridicolo, dai. Rido veramente di gusto, smetto giusto un attimo quando il dolore inizia a scavare il suo tunnel personale dentro la mia carne, poi ricomincio a sghignazzare.
Secondopaio mi ha sparato, alla spalla, ha avuto tutto il tempo di mirare con calma. Anche lui è sveglio, vuole prendermi vivo, vuole portarmi da chi sa lui per giustificarsi del manzo senza gola. L’unica cosa che mi stupisce ora è il perchè non stia ridendo anche lui.
Si china su di me, forse vorrebbe tramortirmi, ma è nervoso, chi non lo sarebbe avendo tra le mani uno stronzo killer pieno di sangue con gli occhi spiritati che raglia come un asino?
Vedo le vene gonfiarsi sul suo collo, dio quanto è brutto, hahahah, non capisce, ha cambiato idea, forse ha paura che mi trasformi in un drago a tre teste, ora mi spara per sicurezza, sai mai, ciao ciao mondo storto, io mi son divertito, grazie di tutto.

Aspetto lo sparo.
Lo sparo arriva.
Poi arriva il sangue, denso e caldo, uno schizzo mi si infila diretto nell’occhio e devo chiuderlo, aaww che schifo.
Quando capisco cos’è successo, mi viene quasi da mettere il broncio, ho voglia di urlare: UFFA! da quanto la dinamica è scontata, ma poi no, ricomincio a ridere, so apprezzare un aiuto quando arriva.

Neno entra nel mio campo visivo, la pistola fumante in mano, l’espressione preoccupata ma attenta, vedo i suoi occhi guizzare velocissimi tra me e i tre sacchi di carne morta. Lo sento mormorare giusto un “tu sei scemo”, poi mi carica in spalla, il mondo inizia a dondolare in ogni direzione mentre scendiamo le scale, ora inizio a sentire davvero il dolore, chiudo gli occhi, e restano solo i rumori, le prime porte che iniziano ad aprirsi sopra di noi, il respiro roco di Neno, la mia risata sguaiata, quasi da cartone animato, e poi

e poi

perdo i sensi.

Kire

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3 thoughts on “Un macchiato, grazie.

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